Articolo tratto dal quotidiano Il Centro di domenica 10 gennaio 2010
«Intitolare una via a Enrico Berlinguer è un riconoscimento che onora chi lo propone e l’intera città di Penne». Per Remo Gaspari , leone della politica italiana e storico esponente della Democrazia cristiana non ci sono dubbi: quello che sta accadendo a Penne in questi giorni «è una cosa sbagliata». La polemica si è accesa quando, nell’ultimo consiglio comunale, è stata ritirata su richiesta del Pd la mozione presentata da Sinistra democratica, che chiedeva di intitolare una via o una piazza della città a Berlinguer, in occasione dei 25 anni dalla scomparsa del leader del Pci. Alcuni consiglieri del Pd, tra i quali l’ex sindaco della Margherita Paolo Fornarola , hanno chiesto il ritiro della mozione «per evitare divisioni politiche sulla scelta della toponomastica cittadina». Il sindaco, Donato Di Marcoberardino , ha annunciato all’assise che porterà in aula proposte alternative. «Sono profondamente amareggiato» ha detto Giorgio Masciovecchio , uomo della scorta di Berlinguer dal ’72 al 1984, «a me non risulta che l’idea di intitolare una piazza o una via a Berlinguer abbia mai suscitato divisioni altrove, come pure non è mai accaduto per Aldo Moro . Mi sono sforzato di capirlo, ma probabilmente chi ha deciso di mettersi contro una tale proposta lo ha fatto per farsi pubblicità perché magari è stato un po’ ignorato nel panorama politico. Altrimenti non mi spiego perché». Si tratta di «una cosa folle» per Masciovecchio che, come presidente dell’associazione «Dagli Appennini alle Onde», ha da poco organizzato una mostra fotografica di respiro nazionale, ospitata a Pescara all’ex Aurum, sul leader del Pci: «Questo evento ha avuto più di duemila presenze, moltissimi i ragazzi, che magari hanno poco da spartire con gli ideali di Berlinguer, ma ne condividono il messaggio. Il presidente della Repubblica ha voluto rendere omaggio all’iniziativa e alla figura di Berlinguer con una targa e i presidenti di Senato e Camera ci hanno dato il patrocinio: questo a dimostrazione del valore dell’uomo politico e della sua capacità di superare gli schieramenti». Tante le reazioni, soprattutto dopo il paragone con la proposta di intitolare vie al leader socialista Bettino Craxi o ad altri esponenti politici. «Ritengo che sia una vergogna», ha detto Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista, «perché Berlinguer non è mai stato accusato di tangenti, né ha mai dato vita a una dittatura come ha fatto Mussolini, anzi ha anticipato la questione morale. Quello che sta accadendo a Penne mi sembra il segno dell’involuzione culturale del Pd, ed è triste che questo avvenga proprio nel paese di Attilio Esposto , intellettuale e dirigente del Pci, scomparso da due anni». «Se oggi a Milano pensano di intitolare una via a Craxi, come si può pensare di non farlo nei confronti di Berlinguer, che non è mai stato giudicato da un tribunale per fatti penali, né è mai scappato dall’Italia» ha detto con forza Nevio Felicetti , ex senatore del Pci, «Berlinguer è stato uno degli uomini politici che più coerentemente si è battuto per i diritti dei lavoratori, e perché la società italiana si sviluppasse su basi di giustizia, libertà e pace, e tutto questo gli è stato sempre riconosciuto». Poi Felicetti ha raccontato che circa un anno fa, a Pescara, durante una rappresentazione teatrale, «di quelle frequentate dalla borghesia cittadina, mediamente tutt’altro che di idee comuniste», quando la protagonista, l’attrice Mariangela Melato , ha ricordato Berlinguer «dalla platea si è sollevato un applauso fragoroso, proprio perché lui è stato un esempio per tutti, tanto da essere considerato da più parti, un rappresentante dell’Italia migliore». E di ricordi ha parlato anche Gaspari: «Ho conosciuto Berlinguer e sono stato suo amico, quando insieme abbiamo avuto l’occasione di lavorare per l’Italia. E ha sempre confermato il giudizio che io avevo di lui: quello di un uomo concreto, onesto, pulito, che faceva le sue scelte prescindendo dal comunismo internazionale. L’amore per la patria e l’interesse per gli italiani, in lui non erano subordinati all’ideologia». (Melissa Di Sano)